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La dipendenza affettiva patologica: sintomi e tipologie

Nella dipendenza affettiva patologica vengono messi in atto comportamenti manipolativi e coercitivi nei confronti della persona a cui si è legati affettivamente e da cui si cerca di trarre a tutti i costi un benessere psicologico. Questo disturbo può essere distinto in 4 peculiari categorie.

La dipendenza affettiva – detta anche “Love Addiction” – fa parte delle “nuove dipendenze”, processi che presentano le stesse caratteristiche della tossicodipendenza ma che non sono causati dall’azione di una sostanza di abuso. Non viene contemplata come diagnosi ma, a partire dagli anni ‘70, è stata esplorata e definita come un disturbo autonomo che presenta aspetti comuni a tutte le tipologie di dipendenza e che, al contempo, presenta caratteristiche peculiari che riguardano il comportamento all’interno di una relazione sentimentale.

La dipendenza affettiva non sempre deve essere vissuta come patologica. Alcuni autori spiegano che per raggiungere una piena autonomia abbiamo la paradossale necessità di stabilire con l’altro un rapporto di sana dipendenza affettiva, intesa come la capacità di accettare la tensione che si crea nel tentativo di un riconoscimento reciproco che si attua attraverso la condivisione e il patteggiamento. La dipendenza affettiva può diventare patologica nel momento in cui quella tensione utile a raggiungere un riconoscimento reciproco decade, dando spazio a sentimenti di paura, sottomissione e abuso.

Dipendenza affettiva patologica: i sintomi

I segni e i sintomi della dipendenza affettiva sono in gran parte speculari a quelli delle dipendenze comportamentali e includono:

  1. Il piacere derivante dall’oggetto della dipendenza
  2. il bisogno costante di aumentare il tempo trascorso con il partner diminuendo, parallelamente, il tempo investito in attività autonome o contatti con altre persone (tolleranza)
  3. la comparsa di emozioni negative molto intense, come ansia, panico, depressione, quando il partner è fisicamente o emotivamente distante (astinenza)
  4. l’incapacità di riflettere in maniera lucida sulla propria situazione e di controllare i propri comportamenti, alternata a momenti di lucidità in cui la persona dipendente sperimenta vergogna e rimorso (perdita di controllo)

In questo contesto spesso vengono messi in atto comportamenti manipolativi e coercitivi nei confronti della persona a cui si è legati affettivamente e da cui si cerca di trarre a tutti i costi un benessere psicologico. La persona amata diventa il fulcro di ogni attività e delle proprie attenzioni e viene ritenuta responsabile della propria felicità o infelicità. Nel concreto, si possono presentare i seguenti atteggiamenti:

  • Le emozioni del partner hanno più importanza rispetto alle proprie
  • La stima di sé dipende dall’approvazione dell’altro
  • Prendere una posizione o una decisione diventa difficoltoso e causa forti sensi di colpa
  • La paura di essere abbandonati è talmente intensa che la maggior parte dei comportamenti hanno la funzione di evitare la solitudine e il rifiuto
  • Riconoscere ed esprimere i propri pensieri ed emozioni è difficile o spaventoso
  • La maggior parte del proprio tempo viene impiegato per controllare il partner
  • Le conseguenze negative che la relazione produce in tutti gli altri ambiti vengono ignorate

Vi è dunque un’immagine di sé come soggetto incapace, bisognoso dell’altro, caratterizzato da insicurezza e paura di perdere la persona amata. Per evitare ciò, i dipendenti affettivi mettono in atto comportamenti compiacenti e sacrificali verso il partner con la speranza di rendere la relazione stabile e duratura. Tuttavia, nel lungo termine questo tipo di rapporti può compromettere aree importanti della vita come il lavoro o lo studio, gli amici e la famiglia.

I sintomi associati alla dipendenza affettiva patologica possono essere:

  • stress e ansia
  • pensiero ossessivo nei confronti del partner
  • depressione
  • comportamenti impulsivi e compulsivi che, nei casi più gravi, possono condurre alla minaccia o alla messa in atto di azioni autolesionistiche e tentativi di suicidio.

Il requisito chiave della dipendenza affettiva patologica è l’incapacità degli attori coinvolti a uscire dalla relazione, nonostante ne riconoscano le conseguenze negative e il malessere prodotto, oscillando tra alti e bassi, a volte molto dolorosi.

Le 4 tipologie di dipendenza affettiva patologica

La dipendenza affettiva patologica può essere distinta in quattro categorie:

  1. La dipendenza passiva
  2. La co-dipendenza
  3. La dipendenza aggressiva
  4. La contro dipendenza

La dipendenza passiva

Il dipendente passivo ha una bassa considerazione di se stesso, si considera senza valore e incompetente, e il suo principale bisogno è quello di vicinanza e protezione.

Il partner viene ritenuto responsabile della propria felicità, pertanto il dipendente passivo gli richiede aiuto e continue rassicurazioni ed evita di esprimere disaccordo. Per questi motivi, quest’ultimo può arrivare ad accettare eventuali comportamenti maltrattanti, a sottomettersi o, tuttalpiù, a mettere in atto reazioni passivo-aggressive con l’aspettativa irrealistica di motivare ancora una volta vicinanza e accudimento. In altre parole, il partner viene sobbarcato dalle sue continue richieste di presenza finalizzate a placare il suo terrore reale o immaginario di essere abbandonato e della rottura della relazione. Rispetto a queste possibilità, il dipendente passivo può giungere a minacciare o a mettere in atto azioni suicidarie con lo scopo di riassicurarsi la vicinanza dell’amato.

La co-dipendenza

La co-dipendenza si caratterizza per la tendenza a sacrificare se stessi per l’altro, come una sorta di “sindrome della crocerossina” che si riassume nell’imperativo “io ti salverò”. La scelta di diventare il salvatore condivide con la dipendenza passiva il fine di assicurarsi la vicinanza nella relazione ma si differenzia da questa per il bisogno di sentirsi necessari e/o di valore per l’altro che nel dipendente passivo è assente. Il co-dipendente può pensare: “con il mio amore guarirò le tue ferite”.

Questa cura eccessiva dell’altro rimanda a un Sé indegno e a legarsi principalmente a partner problematici o malati o deboli per cui è possibile assicurarsi valore e vicinanza. Può accadere che più l’altro stia male, più per il co-dipendente avrà senso e valore la vita. Per questo motivo un partner in continuo stato di bisogno diventa per il co-dipendente l’unico modo per dare un senso alla relazione di coppia.


La dipendenza aggressiva

Il dipendente aggressivo tende a mostrarsi rabbioso e rancoroso all’interno della relazione di coppia; svaluta sia l’altro, in quanto inadeguato, che se stesso, in quanto non meritevole di avere una relazione appagante e un partner accudente e premuroso. Vive così un duplice conflitto interno in cui desidera una relazione soddisfacente ma crede di non meritarla. Ciò lo porta ad avere un comportamento aggressivo e violento e a mostrare disprezzo, umiliando l’altro.

Solitamente il dipendente aggressivo predilige chi ha una dipendenza affettiva di tipo passivo. Questo diventa l’unico modo per sfogare su qualcun altro tutto ciò che il soggetto aggressivo ha subìto in passato su di sé.

La contro-dipendenza

La contro-dipendenza è definita come una condizione caratterizzata dal rifiuto della relazione e, quindi, dalla negazione del naturale bisogno personale di dipendenza, vissuto invece come grave minaccia alla propria autonomia. Nel contro-dipendente è costante il tentativo di mostrare un’immagine di sé perfetta, di potere e di successo e l’adozione di ogni misura per garantire la propria indipendenza. Il contro-dipendente è emotivamente non disponibile e in misura diversa, in base al suo vissuto, può essere manipolativo e maltrattante fino all’uso della violenza. Il partner sarebbe visto come un contenitore sul quale poter versare frustrazioni, rabbia e in generale l’obiettivo è di dominarlo.

In linea di massima, si può affermare che il contro-dipendente cerca nell’altro la soddisfazione del bisogno di essere ammirato confermandogli l’immagine di sé grandiosa. Ma non appena il partner fa richiesta di soddisfazione dei propri bisogni, il contro-dipendente inizia a sentirsi oppresso, cova malessere e decide di uscire dalla relazione spesso rientrandoci poco dopo al fine di ristabilire quel senso di sé grandioso o quell’immagine perfetta garantita dalla presenza del partner. L’inconciliabilità tra il desiderio d’intimità e il terrore della dipendenza condannano la coppia a una relazione maladattiva e infelice caratterizzata da continui alti e bassi e abbandoni.

Se pensi di soffrire di dipendenza affettiva patologica, rivolgiti subito a un professionista!

Bibliografia

  • Borgioni, M. (2015). Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota. Roma: Alpes.
  • Del Rosso A. (2019). Quando lo Stalking si snoda nel labirinto della dipendenza affettiva. Cognitivismo clinico, 16, 1, 67-85.
  • Guerreschi C, (2011). La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore? Franco Angeli: Milano.
  • Lingiardi V. (2005), Personalità dipendente e dipendenza relazionale. In “Le dipendenze patologiche” a cura di Caretti V. e La Barbera D., Raffaello Cortina Editore, Milano.